ARCHITORTI :  PLAYPUNK  (FELMAY)

Il quintetto Architorti guidato dal violoncellista Marco Robino ha fatto dell'attraversamento dei generi il suo marchio di fabbrica. Nel loro repertorio ogni stile trova casa grazie a trascrizioni sapienti, improntate a mettere in evidenza la duttilità dell'ensemble. Sono nati così nel tempo programmi dall'ampia varietà, da Architorti Standard a Ciak! Si suona! (allestimento di musiche da film come Il Padrino, Jurassic Park, Titanic), dal Concerto per bambini a Corde in levare (ripresa delle musiche degli Africa Unite), nonché Architorti PlayPunk evento andato in scena per la prima volta al festival Settembre Musica nel 2005 e che trova adesso il suo corrispettivo discografico. Il lavoro è infatti una sorta di catalogo comprendente i migliori titoli di un genere, il punk appunto, che seppe infiammare le coscienze e i corpi giovanili sul finire degli anni '70, rappresentando per il rock un deciso e rinvigorente ritorno alle origini. Come ha scritto Alberto Campo, la rivisitazione in chiave apparentemente accademica del fenomeno è forse l'unica via per affrontare oggigiorno il punk evitando la retorica della commemorazione postuma, vivificandolo al contatto con ciò che sembrerebbe esserne la negazione. La scintilla che scocca quando si incontrano polarità opposte. Nelle mani degli Architorti le scarne strutture di un mazzo di indimenticabili brani che hanno fatto la storia del punk paiono infatti vivere di nuova luce, mettendo in mostra tutta la loro nascosta bellezza. Resi paradossalmente ancora più nudi ed essenziali dall'interpretazione degli Architorti, pezzi come Tv Eye (Iggy Pop & The Stooges), Blank Generation (Richard Hell), Hong Kong Garden (Siouxsie & The Banshees), Ever Fallen In Love (Buzzcocks), acquistano una nuova dimensione armonica e melodica. E concepiti in modo specifico per una formazione d'archi sembrano apparire anthem di indiscussa forza quali Sheena Is A Punk Rocker (Ramones), God Save The Queen (Sex Pistols), Stay Free (Clash), Marquee Moon (Television) e l'imperitura All Tomorrow's Parties dei Velvet Underground. A completare il programma gli Architorti scelgono un Menuett tratto dalla Water Music di Georg Friedrich Handel e una melodia di Fiorè che sotto le cure di Marco Robino si trasforma in una curiosa Scendete dive di virtù 3, brano della colonna sonora dell'installazione di Peter Greenaway alla Reggia di Venaria: a dimostrazione che il punk aveva antecedenti già a cavallo tra Sei e Settecento.
ARCHITORTI
PLAYPUNK
FELMAY - CD: FY 7029
Il quintetto Architorti guidato dal violoncellista Marco Robino ha fatto dell'attraversamento dei generi il suo marchio di fabbrica. Nel loro repertorio ogni stile trova casa grazie a trascrizioni sapienti, improntate a mettere in evidenza la duttilità dell'ensemble. Sono nati così nel tempo programmi dall'ampia varietà, da "Architorti Standard" a "Ciak! Si suona!" (allestimento di musiche da film come Il Padrino, Jurassic Park, Titanic), dal "Concerto per bambini" a "Corde in levare" (ripresa delle musiche degli Africa Unite), nonché "Architorti PlayPunk" evento andato in scena per la prima volta al festival Settembre Musica nel 2005 e che trova adesso il suo corrispettivo discografico. Il lavoro è infatti una sorta di catalogo comprendente i migliori titoli di un genere, il punk appunto, che seppe infiammare le coscienze e i corpi giovanili sul finire degli anni '70, rappresentando per il rock un deciso e rinvigorente ritorno alle origini. Come ha scritto Alberto Campo, la rivisitazione in chiave apparentemente accademica del fenomeno "è forse l'unica via per affrontare oggigiorno il punk evitando la retorica della commemorazione postuma, vivificandolo al contatto con ciò che sembrerebbe esserne la negazione. La scintilla che scocca quando si incontrano polarità opposte". Nelle mani degli Architorti le scarne strutture di un mazzo di indimenticabili brani che hanno fatto la storia del punk paiono infatti vivere di nuova luce, mettendo in mostra tutta la loro nascosta bellezza. Resi paradossalmente ancora più nudi ed essenziali dall'interpretazione degli Architorti, pezzi come "Tv Eye" (Iggy Pop & The Stooges), "Blank Generation" (Richard Hell), "Hong Kong Garden" (Siouxsie & The Banshees), "Ever Fallen In Love" (Buzzcocks), acquistano una nuova dimensione armonica e melodica. E concepiti in modo specifico per una formazione d'archi sembrano apparire anthem di indiscussa forza quali "Sheena Is A Punk Rocker" (Ramones), "God Save The Queen" (Sex Pistols), "Stay Free" (Clash), "Marquee Moon" (Television) e l'imperitura "All Tomorrow's Parties" dei Velvet Underground. A completare il programma gli Architorti scelgono un "Menuett" tratto dalla "Water Music" di Georg Friedrich Handel e una melodia di Fiorè che sotto le cure di Marco Robino si trasforma in una curiosa "Scendete dive di virtù 3", brano della colonna sonora dell'installazione di Peter Greenaway alla Reggia di Venaria: a dimostrazione che il punk aveva antecedenti già a cavallo tra Sei e Settecento.
anche disponibiliemissione del 15 Febbraio 2009